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Fogli di vita dell’Istituto

1 aprile 1887

Donazione di Mons. Eugenio Soldà alla Congregazione delle Suore della Carità di alcune sue proprietà in Rovigo poste fra la stazione ferroviaria e il centro cittadino. Si trattava di «1) un grande fabbricato con sottoposte adiacenze appositamente costruito perché serva di Collegio Convitto Femminile, del quale si sta riducendo interamente una parte abitabile, e capace di accogliere e contenere più di 60 convittrici ed educande, oltre al personale insegnante ed inserviente; 2) chiesa attigua in costruzione; 3) attorno al fabbricato circa 6 ettari di terreno in buona parte circondato da muraglia, coltivato ad orto, viti, frutti, grano e foraggio, con due case, una degli ortolani, l’altra ad uso civile».

 

14 settembre 1887

Festa dell’Esaltazione della Croce. Ingresso delle RR. Madri della Carità nel «Sacro Cuore» di Rovigo.

 

1888  Apertura del Collegio Convitto femminile

Regolamento:

«MATTINA. Ore 6: alzata delle convittrici; 7: brevi preghiere in comune, indi colazione; 7½: facenduole domestiche; 8 ½: studio fino alle ore 12; 12: pranzo, indi ricreazione fino alle ore 2. DOPO PRANZO. Ore 2: lavori femminili; 4½: merenda e ricreazione; 5¼: studio mnemonico delle lezioni ed esecuzione dei compiti in iscritto; 6¾: preghiere della sera; 7: cena, indi ricreazione fino alle ore 9 circa; 9: riposo.

Materie degli studi obbligatori: 1) La religione; 2) la grammatica, la letteratura italiana; 3) l’aritmetica; 4) la geometria; 5) le norme principali per la tenuta dei registri, contabilità domestica…; 6) la storia patria; 7) la cosmografia, la geografia; 8) gli elementi di fisica, di storia naturale; 9) la calligrafia; 10) la lingua francese. Il tutto a norma dei vigenti programmi governativi. I lavori femminili d’ogni sorta sia semplici che d’ornamento».

 

1888 – 1936

Prima Superiora fu suor Maria Carolina Vigezzi, per tradizione chiamata «la santa», la cui pietà, saggezza e oculata direzione resero subito rinomato il nuovo Istituto al quale accorsero numerose le giovinette del Polesine. All’Educatorio fu subito aggiunta una scuola gratuita per le fanciulle povere della città.

A suor Vigezzi successe suor Rosaria Scala fino al 1902, poi suor Giustina Marullaz e suor Cherubina Airaldi, finché nel 1905 venne affidata la direzione del Collegio a suor Giovanna Fiocchi, che la tenne sino al 1913. Questa Superiora lavorò assai all’incremento dell’istituto, ammettendo all’istruzione che s’impartiva alle educande anche fanciulle esterne di famiglie civili. Fu sostituita al principio dell’anno scolastico 1913 da suor M. Giulia Crespolani, che accolse come convittrici giovanette che frequentavano la R. Scuola Magistrale.

Dal 1919 al 1923 fu Superiora suor M. Lorenza Bottini; dal 1923 al 1929 suor M. Imelda Morini; dal 1929 al 1936 suor Alfonsa Buscaglia; dal 1936 al 1942 suor Maria Elvira Marozzi Fabbri.

 

1915 – 1919

Durante la prima guerra mondiale, i locali del «Sacro Cuore» furono offerti alla Croce Rossa, che li adibì a Ospedale Militare. Anticipata la fine dell’anno scolastico 1914-15 e licenziate le numerose educande, il Collegio ospitò i feriti provenienti dal fronte; le suore si trasformarono da educatrici in infermiere. Dopo Caporetto l’ospedale passò direttamente all’Amministrazione militare, che ne fece un ospedale da campo. Il Collegio fu riaperto all’inizio dell’anno scolastico 1919-20.

 

5 maggio 1938 Festa del Cinquantenario

Dalla cronaca apparsa su «La Settimana» (a. XXXVIII/n. 20) del 14.V.1938, p. 3: «Giovedì 5 maggio si celebrò il 50° anniversario della fondazione dell’istituto. Fu una giornata di ricordi e di emozioni. Con pensiero squisitamente gentile la Rev.ma Superiora [suor Anna Federica Verzola], che dirige ora il Collegio, volle dare alla festa il carattere di vero e proprio convegno di ex-alunne. Quante ne sono passate in cinquant’anni? Purtroppo non fu né facile né possibile rintracciarle tutte. Un buon numero però convenne all’istituto, anche dalle città e dai paesi più lontani (…). Difficile descrivere la commozione e l’affettuosità di certi incontri. Molte si rivedevano dopo 20, 30, 40 anni (…) Le educande (…) diedero il benvenuto alle ex-alunne (…); presentavano poi alla Superiora una pergamena finemente dipinta, che portava scritti tutti i loro nomi e la pregavano di tenerla nel suo studio perché di tutte più facilmente si ricordasse (…) In teatro alle 17 precise entrarono le autorità: S.E. Mons. Vescovo, il R. Provveditore agli studi, i Presidi dei vari istituti cittadini, molte insegnanti delle scuole medie e la folta schiera delle ex-alunne.

Dopo l’indovinato saluto d’una educanda il Rev.mo prof. Don Raffaele Malaspina tessé un commovente profilo di Mons. Soldà, fondatore del Collegio (…) Subito dopo, la Maestra Bianchini, ex-alunna, con parole dettate da riconoscenza e affetto, illustrò la benefica opera compiuta dalle Sorelle della Carità nei cinquant’anni di vita dell’istituto (…)

Nella seconda parte del programma entrarono in scena le bimbe dell’Asilo, delle scuole Elementari e le Educande del Collegio che eseguirono con grazia e precisione danze, cori, e a soli. I pezzi per due piani a quattro, sei e ad otto mani, eseguiti dalle varie alunne della scuola di pianoforte, furono assai gustati. Il ricco programma si chiuse con l’«lnno del Collegio», dettato dal prof. Fornaciari e musicato dal M. R. D. Quintino Ferrari (…)

Nella cappella si riunirono per l’ultima volta tutte le ex alunne per cantare il solenne TE DEUM. Dall’alto il Sacro Cuore, in una festa di luce e di fiori, sorrideva benedicente».

 

20 gennaio 1945

Dai Ricordi di Suor Anna Federica Verzola: «Era Sabato. Quanta neve! E quanta nebbia! Neppure un raggio di sole, quel giorno. Un gruppo di Suore, tra le più giovani, erano uscite verso le otto per attingere acqua alla vicina fontanella. Erano appena rientrate quando s’udirono un rombo e uno schianto lacerante; grida d’angoscia e un invocare aiuto. Tutto pareva crollasse in quell’istante. Eravamo tutte sparse per la casa per accudire ai vari impieghi; due sorelle impartivano lezioni. Non ci fu tempo di scendere in rifugio (…) Che spettacolo terrificante e doloroso si presentò al nostro sguardo! La nostra chiesa, sacrario prezioso di tutti i nostri più teneri e intimi sentimenti, era crollata quasi interamente! La cantoria, fino a metà cappella, non esisteva più; verso l’abside le pareti erano squarciate dal soffitto al pavimento; i due altarini laterali semidistrutti, pieni di calcinacci. Solo la bella statua del Sacro Cuore, che dall’alto di una colonna dominava tutta la navata e la Cappella intera, non aveva ricevuto neppure una scalfittura; era rimasta in piedi, nonostante il fortissimo spostamento d’aria (…)

Non appena gli apparecchi si furono allontanati, la notizia del bombardamento del Collegio S. Cuore si diffuse in baleno e quasi tutta Rovigo si riversò in via Pestrina. La nostra casa fu letteralmente invasa da ogni genere di persone. La porta scardinata non impediva a nessuno d’entrare, anche se dal cancello alla porta due bombe di grosso calibro avevano scavato una buca che pareva una voragine».

 

20 febbraio 1945

Dai Ricordi di suor Anna Federica Verzola: «Ad un mese preciso di distanza, verso le nove antimeridiane, più formazioni di aerei inglesi-americani sorvolarono Rovigo. Il fischio della sirena d’allarmi e lo sgancio delle bombe fu simultaneo. Via Pestrina fu nuovamente battuta, così il Collegio subì un’altra scarica, ben più forte delle precedenti. I muri mezzo diroccati caddero completamente. Tutto il fabbricato nella parete nord-ovest fu atterrato.

Il bombardamento, in due riprese, a un quarto d’ora di distanza l’una dall’altra, durò più di un’ora.

Da allora non ci fu più tregua. Di notte, di giorno, mitragliamenti, sganciamenti isolati ci tenevano in continua apprensione. Il Collegio venne completamente vuotato del mobilio che le bombe non avevano distrutto. La bella sala «Sichirollo» del Seminario venne riempita. Qualche altra casa ospitale, situata in luogo relativamente sicuro, perché lontana da obbiettivi militari, ci aprì i battenti. Sfidando il pericolo dei mitragliamenti e delle bombe, trasportammo con carri e carretti ciò che era stato salvato».

 

1945 – 1950  La ricostruzione

Dai Ricordi di suor Anna Federica Verzola: «Maggio 1945.1 primi di maggio la Rev.da Superiora si rivolse al capomastro edilizio Sichirollo e, decisa a riaprire il Collegio nell’ottobre, dette mano alla ricostruzione (…) Il Collegio si trasformò in un cantiere operoso, la casa ospitale della Madre e del Bambino fu adibita a scuola dove parecchie decine di bambini dell’asilo, delle elementari, della scuola media ripresero gli studi interrotti (…) A ottobre, quando tutte le scuole della città si riaprirono, anche il Collegio e le sue aule furono popolate da tante alunne. Certo in quel primo periodo, anzi per tutto quell’anno, la vita al Collegio fu dura per tutti: suore ed educande.

La mole esterna del fabbricato era stata buona parte ricostruita, ma l’interno rivelava ancora visibilmente le tracce della guerra. I muri erano bianchi di calce; le porte riattate alla meglio, senza verniciatura; le finestre invece che da vetro in alto erano chiuse da faesite e legno compensato. Nessuno però si lamentava.

1946.     Non appena chiuse le scuole subito a giugno urgeva riprendere i lavori di ricostruzione. Inutile attendere aiuti finanziari dal Governo. Era necessario affrontare coraggiosamente il problema e cercare di risolverlo da soli coi frutti del proprio lavoro e con gli unici cospicui doni della Ven.ma Madre Generale. Tuttavia, per quell’anno, furono ultimati i lavori nell’interno, riattate le mura intorno all’orto, ampliata qualche stanza.

 
1947.     Nel luogo dove sorgeva la Chiesa, la palestra e alcune aule, fu progettato un nuovo piano edilizio, e sottoposto alla competente giurisdizione dell’architetto Veronese di Ferrara. Nei mesi estivi il lavoro procedette alacre (…) Il progetto era grandioso e non poté essere effettuato per quell’anno che nel primo piano.

1949.     Fu l’anno in cui si videro quasi completamente effettuati i piani di ricostruzione. Fu ripresa l’attività edilizia e sul primo piano sorsero altri due, lunghi e spaziosi corridoi, aule ampie e arieggiate, scala larga ed agevole, cortili ordinati, profumati di fiori, allietati di frutti. Anche nella vecchia costruzione furono compiute varie riforme (…) Però l’avvenimento più notevole di quest’anno fu l’inizio della nuova cappella. Il 1° giugno 1949 S.E. Rev.ma venne a benedire la prima pietra. La solenne cerimonia, cui presenziarono la Rev.da Superiora, le Suore e gli alunni tutti della scuola, fu suggestiva e commovente.

1950.     L’ala nuova fu ritoccata in ogni angolo: le pareti delle aule e dei corridoi verniciate; i pavimenti arabescati di vivaci piastrelle; la scala corredata di un elegante corrimano. Anche nel vecchio fabbricato non mancarono i tocchi rinnovatori e porte, finestre verniciate, rinfrescate, donarono alle stanze quell’aria di ordine e di signorilità necessaria ad un collegio».

 

Novembre 1951 L’alluvione

Dai Ricordi di suor Anna Federica Verzola: «L’anno scolastico 1951/52 s’inizio con lietissimi auspici. Le aule popolatissime tutte; l’asilo, le classi elementari, la scuola media che aveva raggiunto la cifra massima di alunne! (…) Quando più lieta ferveva l’attività, lo straripamento del Po e affluenti, le relative inondazioni, troncarono di netto la vita scolastica. Fu uno schianto! (…)

5 novembre. Alle cinque del mattino cominciano le prime partenze delle educande che i parenti vengono a prendere prima che sia impossibile. Alle 11 antimeridiana ne chiudiamo la scuola (…)

6 novembre. Ore 2 di notte. L’acqua ha raggiunto la città, invade mugghiando Porta Po a sud-est e già il Collegio maschile Angelo Custode ha più di un metro d’acqua. Trasportiamo i mobili dal primo al secondo piano, lavoro febbrile sotto la minaccia dell’acqua che avanza inesorabile (…) Intanto la campagna adiacente al Collegio comincia ad allagarsi; noi seguiamo l’espandersi dell’acqua mm. per mm. (…) La cantina è già completamente piena d’acqua (…)

17 sabato. L’Adigetto ha aperto una falla nell’argine sinistro e si riempie; alle ore 5 pomeridiane l’acqua rasenta quasi la strada e minaccia di riversarsi tutta dalla parte del Collegio (…)

18 domenica. L’acqua misurata ora per ora cresce (…)

19 lunedì. L’Adigetto è in decrescenza, ma l’acqua, per livellarsi, sale; ormai siamo circondate completamente. Dallo scantinato (alto m. 1V2) si riversa nel cortile e bagna già i primi gradini. Preghiamo e continuiamo a confidare. Nella notte la situazione s’aggrava (…) È necessario dividerci. Con profondo dolore la Superiora decide per la partenza di dieci suore; sei, con la Superiora, rimangono.

La situazione in città e dintorni rimase stazionaria per pochi giorni; alcuni ingegneri tedeschi piazzano sugli argini dell’Adigetto e in altri vari punti delle pompe idrovore che in breve assorbono l’acqua stagnante. Il pericolo via via scompare; la gioia ritorna a sorridere nel cuore di tutti. Verso la fine di novembre molte famiglie rientrano in città e i bimbi chiedono di frequentare nuovamente la scuola».

 

12 ottobre 1957

Posa della prima pietra per la costruzione di un’altra ala del «Sacro Cuore».

 

8 giugno 1961

Solenne consacrazione dell’altare e della nuova chiesa del Collegio. Dalla cronaca apparsa su «La Settimana» (a. LXI/n. 25) del 18 giugno 1961: «Nella mattinata di Giovedì 8 giugno sacerdoti, religiose, educande, genitori, invitati hanno assistito alle religiose cerimonie per la consacrazione del nuovo tempio di Dio ed hanno seguito con devoto interesse i riti prescritti dalla sacra Liturgia per la consacrazione del centro ideale della chiesa: l’altare. Ha officiato S. E. Mons. Mosconi, Arcivescovo di Ferrara. Si tratta di una bella chiesa, costruita dall’impresa Sichirollo su progetto dell’architetto Veronese, sobria nelle sue linee architettoniche, armoniosa negli spazi (…) Al termine del Divin Sacrificio, nella sala teatrale del Collegio una appassionata, esauriente rievocazione delle vicende che hanno caratterizzato la vita dell’istituto è stata svolta dalla Sig.na Maria Luisa Bianchini (…) Ha preso poi la parola l’Onorevole Giuseppe Romanato, “parola di ammiratore e di amico”, il quale ha posto l’accento sull’opera eminentemente formativa e culturale svolta dal Collegio in tanti anni di fervorosa attività. Dalle tristi vicende belliche il Collegio è risorto a nuova vita. Merito precipuo di questo rapido progresso spetta alla Reverenda Superiora, suor Anna Federica Verzola, che ha visto coronato dal più soddisfacente successo il suo nobile intento di ricostruire più bella e più accogliente, e a maggior gloria di Dio, la chiesa del Collegio (…) Come parlamentare, l’On. Romanato dopo aver ricordato i materni insegnamenti della chiesa in campo educativo, ha difeso i diritti e la libertà della scuola privata. Come genitore, e a nome dei genitori presenti in sala, l’On. Romanato ha espresso la più viva riconoscenza alle Reverende Suore e alle Insegnanti del Collegio, che con tanto amore si prodigano per plasmare salde coscienze cristiane, vive intelligenze, volontà tese alla perfezione nell’ordine spirituale, per costruire la vera civiltà (…) È seguita una esibizione coreografica da parte dei bambini dell’asilo, che ha ottenuto una larga messe di applausi».

 

1973

Inaugurazione della nuova funzionale palestra.

 

1961 – 1988

A suor Anna Federica Verzola, Superiora del «Sacro Cuore» dal 1942, successe nel 1961 suor Maria Vittoria Fontana. Seguirono: suor Maria Luisa Barchi dal 1967 al 1969; suor Anna Claudia Camurri dal 1969 al 1972; suor Emilia Caterina Noris dal 1972 al 1975; suor Giuseppina Tonelli dal 1975 al 1981; suor Ida Maria Lumini dal 1981 al 1987. Attuale Superiora è suor Maria Agostina Ragazzini.

Presso il «Sacro Cuore» nel corrente anno scolastico 1987/88 sono attivati i corsi di scuola materna (con 100 alunni; 4 insegnanti di cui 2 suore e 2 laiche); di scuola elementare (170 alunni; insegnanti: 4 suore, 1 laica, 2 doposcuoliste, e insegnanti d’inglese, di musica, di ginnastica); di scuola magistrale (80 alunne) e biennio di sperimentazione (n. 29 alunne) che impegnano 18 insegnanti (di cui 3 suore e 15 laici).